Contro la moschea di Colle Val d’Elsa: un “decalogo” di condizioni insuperabili
Ultimo aggiornamento lunedì, 7 aprile 2008 12:49 Scritto da Massimo Bazzani lunedì, 7 aprile 2008 12:26
Si può essere in ogni caso, sempre e comunque, contrari alla costruzione di una moschea? Noi non lo siamo. Nessuno di noi immagina di vietare ai musulmani la pratica del loro culto, e nemmeno di rendergliela più ardua. Al contrario, riteniamo che le religioni debbano avere una funzione pubblica, senza rinchiudersi in ghetti privati.
Condizione insuperabile, però, è che in virtù di un malinteso multiculturalismo la realizzazione di una moschea non avvenga a detrimento della nostra religione e della nostra cultura. E non avvenga neppure a detrimento dell’integrazione possibile. Non dobbiamo costruire, insomma, altre China-Town milanesi nelle quali anziché i canoni di una società multietnica vigano cultura, regole e diritto di una etnia egemone. Dunque:
1) Che vi sia rispetto dei luoghi, del loro significato storico, artistico e ambientale;
2) Che vi sia rispetto delle proporzioni. Che, cioè, i luoghi di culto vengano realizzati per essere fruiti da coloro che ne hanno bisogno in loco, e in nessun caso rappresentino investimenti finalizzati anche a creare aggregazioni “speciali” che modifichino i rapporti tra culture e religioni nella popolazione autoctona;
3) Che vi sia una giusta proporzione tra le istituzioni religiose e culturali più legate alla nostra tradizione e quelle espressione della cultura e della religione delle persone che presso di noi trovano ospitalità;
4) Che vi siano garanzie che la funzione di tali strutture e i messaggi in esse veicolati siano pienamente rispettosi delle nostre leggi;
5) Che tali istituzioni siano aperte alla fruizione da parte di tutti i seguaci del culto che esse rappresentano, senza alcuna forma di discriminazione interna;
6) Che qualora tali strutture oltre a svolgere funzioni religiose svolgessero anche funzioni culturali, esse non siano impermeabili ad accogliere stimoli e contributi che provengano da culture diverse. Nel caso di un centro islamico, ad esempio, che non vi sia a disposizione una sola edizione del Corano, e che vi siano anche libri relativi alla tradizione non musulmana;
7) Che vi sia massima trasparenza nei finanziamenti, soprattutto di natura internazionale;
Che presupposto della costruzione di una nuova moschea sia il consenso dei cittadini, affinché essa non venga vissuta come un’imposizione e non determini fenomeni di rigetto;
9) Che il finanziamento delle nuove strutture non contribuisca a determinare un’egemonia culturale mediante la sottrazione diretta o indiretta di risorse alle istituzioni legate alla nostra tradizione. Per esempio, se in un luogo esiste un centro islamico di particolare influenza è opportuno che vi siano delle biblioteche comunali, e che entrambe le realtà siano culturalmente aperte e disposte a confrontarsi;
10) Che tutte le fasi della progettazione e dell’edificazione si svolgano nel pieno rispetto delle norme amministrative.
Sen. Gaetano Quagliariello